L’associazione Don Giulio Farina prende nome dal suo ispiratore, cappellano presso l’ospedale San Gerardo di Monza negli ultimi sei anni della sua vita (dal 1984 al 1990).

Nato a Cernusco sul Naviglio nel 1926, Farina iniziò il suo cammino sacerdotale nel 1951 nel comune di Bussero. Nel 1956, Farina chiese e ottenne di unirsi ad altri sacerdoti che il cardinale Schuster aveva inviato tra i contadini delle cascine della Bassa, in umili parrocchie nella zona di Zibido San Giacomo. Questo periodo della sua missione durò dodici anni, dal 1956 al 1968. Dal 1968 al 1981 le sue tappe furono Leggiuno, Reno e Ballarate, e proprio a Leggiuno, oltre che a Monza, rimane il suo ricordo più intenso. Poi ancora nella Bassa, a Mairano di Noviglio fino al 1984, quando l’Arcivescovo lo chiama all’Ospedale San Gerardo di Monza.

Una vita straordinariamente attiva e generosa, condivisa giorno e notte con i poveri, i malati e specialmente i più sofferenti, fino a concludersi in un modo altamente simbolico: il prete che porta sollievo e speranza tra le corsie si ammala a sua volta di tumore, spegnendosi in uno di quei letti al cui capezzale si era soffermato mille volte. Fino all’ultimo respiro, più della propria infermità e della prospettiva di non poterla superare, lo avvilì il pensiero di dover abbandonare «i suoi malati», tanto da farsi promettere, dal prof. Vincenzo Nociti che allora dirigeva una delle due unità di chirurgia generale, l’istituzione di un’associazione che si occupasse concretamente dei malati oncologici e dei loro familiari. Morì prima di Natale, nel 1990, e con l’anno nuovo il suo desiderio fu esaudito.

L’associazione è diventata un concreto punto di riferimento per i malati oncologici in cura al San Gerardo. I suoi volontari presidiano la reception del day hospital, promuovono iniziative di sostegno, provvedono ai trasporti in caso di necessità. Sono sempre vicini ai pazienti e al personale sanitario dedicato, per dare una mano ogni volta che ce n’è bisogno.