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«Ti accompagno in ospedale»
Un gruppo di volontari dell’associazione Don Giulio Farina provvede al trasporto solidale di pazienti in chemioterapia o radioterapia all’ospedale San Gerardo di Monza o in altri ospedali del circondario. Diversi autisti (ad oggi: Icilio,  Fausto, Giuseppe, Dario, Franco, Renzo, Enzo, Corrado, Gabriele, Vanni) si avvicendano alla guida di un Fiat Qubo bianco ecologico donato da Inner Wheeler di Monza e una Panda ecologica a GPL da noi acquistata, ma pur essendo tanti, non bastano ancora.

Le autovetture percorrono molti chilometri in ambito urbano, il Qubo è abbastanza datato, la manutenzione è frequente, abbiamo già dovuto rottamare la Clio e quindi siamo stati obbligati all’acquisto della Panda in sostituzione.

Nel 2017 sono stati effettuati ben 2100 viaggi, per un totale di circa 23.000 km. Nel 2018 ci siamo tenuti circa sugli stessi livelli, con 2200 viaggi e 22.500 km.

Se avete necessità del nostro trasporto solidale chiamate Dario al numero 348 7125595.

Cerchiamo altri volontari al volante!
Se, oltre alla patente, hai un cuore generoso e qualche ora libera, fatti avanti. Tipicamente l’impegno richiesto è di mezza giornata a settimana, spesso dal mattino presto, viste le esigenze di alcune terapie specifiche, e a volte a pomeriggio inoltrato. La zona di servizio è fondamentalmente la provincia di Monza, quasi sempre nel raggio di 10 km dal San Gerardo, con solo qualche rarissima puntata in località fino a una ventina di km. Per maggiori informazioni consulta le receptionist della Don Giulio Farina, all’ingresso del day hospital oncologico del San Gerardo; oppure telefonaci (0392333405, giorni feriali fra le 10 e le 13). Se lo preferisci, inviaci una e-mail all’indirizzo ass.dongiuliofarina@asst-monza.it o scrivici direttamente dal pannello Diventa volontario indicando espressamente questa tua disponibilità.

Testimonianza di uno dei nostri «volontari al volante»
Enzo è entusiasta di far parte della nostra squadra piloti. Annette grande importanza alla relazione umana con i suoi passeggeri: «Se la prima volta ti senti un po’ a disagio al fianco di persone che, sai, stanno vivendo un difficile periodo di ansia, di sofferenza, di timore, ti accorgi subito che basta introdurre un argomento, anche futile, e sono loro a toglierti dall’imbarazzo, quasi sollevate di vivere quella mezz’ora in auto come una parentesi di normalità. I più infatti amano aprirsi, come con un conoscente o un amico: e si parla delle preoccupazioni e delle gioie familiari, degli hobby, delle realizzazioni di vita, del lavoro, attuale o passato; ma anche della malattia, della battaglia che stanno vivendo. Tutti mostrano una sorprendente serena consapevolezza, e anche fiducia, spesso certezza, che è solo questione di tempo per uscirne. Ciò, si comprende chiaramente, perché rassicurati dalla competenza e dalla dedizione dei medici e di tutto il personale sanitario che li segue. Devo a loro, ai miei pazienti (così li considero, quasi come se la loro guarigione dipendesse da me) se oggi penso all’ospedale come un luogo di speranza più che di sofferenza. E quando la volta dopo ci si rivede, si riprende da buoni amici da dove ci si era interrotti.»